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Sposati in Villa
 
martedì 17 settembre 2019

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Le corti e le ville


A partire dal 1500 anche nella nostra zona ha inizio un vasto fenomeno di acquisizione della terra da parte delle grandi famiglie signorili. Questa nuova organizzazione economica e sociale, che si protrarrà fino al ‘700, ebbe naturalmente importanti conseguenze sul paesaggio agrario ma anche sull’edilizia. L’organizzazione agraria signorile infatti era basata sulla “lavorenzia”, cioè sulla suddivisione della campagna in poderi di dimensioni variabili a seconda del tipo di coltura dai 15 ai 25 “campi veronesi”.
Era quindi necessario un edificio per usi agricoli ed abitativi per ogni podere ed una casa, più importante, che serviva anche da dimora temporanea per il signore che vi soggiornava nei periodi estivi coincidenti con la raccolta dei prodotti. Quanto alla struttura architettonica, finito ormai il medioevo difeso da fossati, ponti levatoi e grigie mura merlate, il palazzo gentilizio, che aveva protetto il suo proprietario dai nemici del circondario, iniziava la sua trasformazione in residenza di diletto e di riposo nonché di rappresentanza essendo la sua ampiezza e sontuosità proporzionata al censo e al prestigio della famiglia signorile.
Nasceva così, grazie anche alla genialità di sommi artisti ed alla prodigalità dei committenti, la villa delle logge e balconate, con interni ed esterni sapientemente modellati per dar godimento all’occhio ed allo spirito, nonché saloni affrescati ed imponenti scalinate e, all’intorno parchi e giardini fruscienti di fontane e ruscelli e contrappuntati da piedistalli, statue, archi e tempietti.
Era insomma, per il facoltoso veneziano, il tradursi in pietra e verde d’un Rinascimento ed un ritorno, alla grande, alla terraferma. Questa dimora tuttavia non aveva solo funzione di resistenza, ma incorporava tutte le funzioni agricole, all’interno o in costruzioni addossate che dovevano servire da abitazioni per i mezzadri ed i dipendenti. È così venuta a formarsi la tipica struttura “a corte”, che poi ha assunto forme imponenti e maestose nelle magnifiche “ville venete” che costellano la nostra zona. Un esempio significativo di struttura “a corte” è quello di Corte Carrara, in località Carrara di Pesina.
È di origine quattrocentesca ed era proprietà dei Becelli di Costermano che possedevano gran parte della piana di Caprino. L’abitato nacque appunto nel 1400 come palazzotto-fattoria con struttura sobria e funzionale. Costruita infatti in posizione favorevole rispetto all’approvvigionamento idrico ed alle strade principali, è completamente in muratura con l’ingresso principale alla corte costituito da un lungo volto difeso da tre portoni chiodi. Era la casa stabile del fattore che su incarico del signore controllava i fittavoli ed i lavorenti.
Originariamente il piano terra, costituito da un porticato con tre archi, era adibito a stalla; cantina e ricovero per gli attrezzi. Da lì attraverso una scala esterna si accedeva al primo piano dove c’era l’abitazione del fattore. Con la riconversione dell’agricoltura nel ‘700 anche le vecchie corti chiuse cambiano aspetto. Alla struttura principale viene infatti aggiunto un altro edificio che assume così la forma di “L”. Il nuovo pezzo è la “barchessa” che ospita le stalle, i magazzini ed il fienile; la casa originaria viene pertanto adibita solo ad abitazione. L’antica struttura di corte Carrara conteneva importanti affreschi che sono purtroppo andati perduti; se ne è parzialmente salvato solo uno, raffigurante una “Madonna con Bambino”, situato sotto il porticato.
Nelle “ville venete” invece è ben distinguibile la dimora centrale, di ampiezza e sontuosità proporzionate al censo e al prestigio della famiglia signorile e tutta una serie di fabbricati utilitaristici, solitamente preceduti da bellissimi e simmetrici porticati, in cui si svolgevano tutte le attività agricole di trasformazione dei prodotti. L’ambiente della “villa” è solitamente impreziosito da un maestoso parco, portatore di frescura e di delizie, e dal giardino, nonché da un “brolo” protetto da un alto muro, il cui accesso era escluso agli stessi contadini che lavoravano sul fondo.

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