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giovedì 14 novembre 2019

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Capitelli e croci votive


Capitello di Salve ReginaAbbastanza numerosi sono nella nostra zona i “capitèi” o “stafoleti”, cioè le stele e croci votive, espressione di arte popolare religiosa e frutto di una convinta religiosità e pietà popolare. Si tratta di simboli sacri, innalzati secondo una tradizione cattolica che vuole immagini della Vergine, di Cristo, di Santi, o di segni sacrali a protezione di raccolti, oppure di contrade, di fonti o luoghi particolari.
In ogni caso, la posizione non è mai casuale: può essere un’altura, un albero isolato, una fontana, un punto panoramico o storico; necessariamente deve essere una posizione dominante o frequentata per vari usi inerenti la vita locale.
Sembra esserci comunque una continuità ideale in molti di questi segni sacrali tra il pagano “deus loci” (dio del luogo) di epoca romana ed il simbolo cristiano che lo ha sostituito nel medesimo luogo. La cristianizzazione dei simboli pagani è testimoniata ad esempio dai dischi solari, cui vengono aggiunte piccole croci, oppure dalla persistenza come fregi in diversi capitelli.
Generalmente tali simboli sacri sono frutto di ex-voto, di grazie ricevute o di scampati pericoli, come la cessazione di epidemie di peste, di vaiolo, o di afta epizootica (malattia che colpisce il bestiame), conclusione di guerre, di carestie o di siccità e talvolta vogliono ricordare tragiche vicende accadute in qualche località (morti per disgrazie, incidenti sul lavoro, ecc.).Capitello Madonna dell’Olivo del 1200

Nella zona baldense si aggiungono però altre due specifiche motivazioni: la presenza del Santuario della Madonna della Corona, con tutta una serie di itinerari tradizionali percorsi dai pellegrini per recarsi in visita e con una forte diffusione del culto della Vergine Addolorata.
I più antichi capitelli risalgono al XVII-XVIII secolo, come testimoniano spesso le date incise nell’edicola; si denota poi come l’effige affrescata o la scultura più frequente sia quella appunto della Vergine Addolorata con il Cristo morto disteso sulle sue ginocchia, venerata dalle popolazioni locali come Madonna della Corona, per l’omonimo santuario posto a 775 metri di quota su uno strapiombo sulla valle dell’Adige.
Tra i più bei esempi di capitelli dedicati alla Madonna della Corona ricordiamo quello di Caprino (quasi di fronte alla Stazione dei Carabinieri), quello settecentesco di Salve Regina nei pressi di Pradonego e quello di Fraine di sotto nei pressi di Ferrara di monte Baldo.
Nella maggior parte di questi capitelli l’effige della Madonna Addolorata risulta incoronata da due angeli, come nel medaglione con affresco che si trova su una abitazione in centro a Boi, a pochi passi da Caprino.
Lungo i sentieri e gli itinerari percorsi dai pellegrini per recarsi alla Madonna della Corona sono posti, e si ritrovano ancor oggi, numerosi capitelli ed immagini della Madonna, con la funzione di invitare alla preghiera ed alla meditazione quanti salivano a piedi al Santuario, oltre che indicare il percorso.
Generalmente i materiali impiegati nella costruzione dei capitelli del monte Baldo sono poveri e rinvenuti in loco (sassi calcarei, ciottoli, ecc.) con tettuccio ed eventuali rivestimenti in lastre calcaree. Si tratta di una architettura semplice e spontanea che esprime una profonda religiosità popolare che non tralascia però alcuni aspetti decorativi.Croce del gallo

Altra importante testimonianza di religiosità popolare sulle pendici meridionali del monte Baldo e nella piana di Caprino sono le croci votive, scolpite da artisti locali nel secolo scorso, che rappresentano motivi della Passione di Cristo (calice, corona di spine, chiodi e martello, tenaglia e frusta), nonchè la tradizionale Pietà con la Madonna della Corona. In particolare risultano pregevoli e di stile raffinato le croci del lapicita Antonio Tinelli di Lubiara, che ha operato nella zona nella seconda metà del Settecento.
Sono sue infatti le splendide croci alle Acque, periferia di Caprino, ed a Montecchio ed inoltre alla sua scuola appartengono quelle di Ceredello e di Rubiana. le croci del Tinelli si presentano con una parte frontale in cui sono incisi in altorilievo gli strumenti della passione di Cristo: il calice, la scritta INRI, la corona di spine, la frusta e la colonna o la spugna imbevuta di aceto e la lancia che lo ha trafitto, la veste e la scala con cui viene deposto. Nella croce di Montecchio, del 1819, sono presenti anche la Madonna della Corona, un disco solare ed un piccolo gallo (da cui deriva la denominazione “Croce del gallo”.





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