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martedì 16 luglio 2019

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Le giassare


Queste vere e proprie “industrie” produttrici di ghiaccio vengono fatte risalire agli inizi dell’Ottocento.
Erano pozzi interrati, profondi 8-10 metri, costituiti da muratura in sasso cilindrica, con copertura sopraelevata rispetto al terreno per consentire l’apertura di una “bocca” per l’introduzione ed il prelievo del ghiaccio.
La copertura era in legno e coppi con falda a uno o due spioventi oppure conica con manto di “canel” (canna palustre).
Questa struttura veniva ricavata vicino ad una pozza, collocata in un sito ombreggiato ed esposta preferibilmente a tramontana, destinata a fornire la materia prima: il ghiaccio. Nei mesi invernali, non appena si era formata la lastra superficiale di ghiaccio, essa veniva opportunamente tagliata o segata in elementi regolari di circa 1 metro di lato che venivano poi calati con appositi argani nel pozzo ed ivi accatastati, in strati sovrapposti, fino alla “bocca”.
Nei successivi mesi estivi, a partire da maggio, le lastre di ghiaccio venivano prelevate dal pozzo, tagliate in pezzi a forma di parallelepipedo ed inviate in città e nei centri turistici a chi aveva necessità di conservare cibi, carni e pesce.
Nella nostra zona esiste un esemplare ben conservato in località Ime ed uno, adattato ad uso abitativo, ad Omaner.

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