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Caprino Città d'Arte
 
sabato 20 luglio 2019

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Una contrada: Pradonego


Pradonego è situata a circa 900 metri, quindi nella fascia di passaggio tra ambiente collinare ed ambiente montano.
È una delle più antiche contrade del monte Baldo ed una delle più interessanti. Il suo nome (dall’etimologia trasparente, Pratum dominicum Terreno signorile) sembra rimandare all’alto medioevo, quando il monte Baldo, sotto dominio longobardo, ebbe l’appellativo rimasto fino ad oggi, derivato da “Wald” (bosco) con cui si designavano le terre fiscali. La presenza del sarcofago longobardo di Campasse, presso il castelliere del monte Motta, che doveva funzionare da centro di controllo fiscale per i boscaioli ed i pastori che salivano sul Baldo, è un’ulteriore conferma dell’antichità di Pradonego, che con i suoi ripiani accoglienti e le sue sorgenti di acqua doveva essere una importante stazione di pascolo collegata con le sedi più alte (Colonei di Caprino, Ime, Valfredda). Successivamente vi si praticò l’agricoltura, rimasta fino a questo secolo un’attività non meno importante dell’allevamento, come possono dimostrare i terrazzi arginati da “marogne”, oggi abbandonati, tutt’intorno alla contrada. Il complesso edilizio oggi visibile, ma in condizioni di semi-abbandono, è strutturalmente costituito da una serie di gallerie, originariamente con funzione di covili, costruite con il soffitto a volta. A questi elementi di base si sovrappongono davanti i porticati ad archi (alcuni dei quali sono stati successivamente chiusi) e le sovrastrutture superiori con i vari vani adibiti ad abitazione (“cusine” con “fogolari” e “camare”), a granai e fienili (sul retro). Il complesso, con la ripetizione di elementi uno di fianco all’altro, è derivato chiaramente dalla germinazione di nuove famiglie da un nucleo familiare originario. L’elemento più antico, a sinistra, risale sicuramente al ‘400, quando si diffuse sino in montagna il modello di casa ad archi tipico del Caprinese e sede caratteristica di signori o massari.
La destinazione originaria è di dimora costruita per i pastori di pecore su una sede di pascolo di dominio religioso e qualche analogia la si può riscontrare con il complesso di Meneghei sopra Ferrara. Al principio del secolo scorso otto famiglie abitavano il complesso, tutte appartenenti ad una sola dinastia, i Giacomazzi, le cui piccole proprietà rappresentavano la frammentazione del dominio originario privatizzato nel corso dei secoli.
L’insieme edilizio, che per il suo valore storico-etnografico andrebbe salvaguardato, ha subito manomissioni e, nel corso dei secoli, numerosi rimaneggiamenti, tra cui l’aggiunta della stalla a sinistra con la riconversione settecentesca dell’allevamento bovino.

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