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sabato 23 marzo 2019

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La dominazione veneziana


Agli inizi del 1400 Caprino entra a far parte della Repubblica Veneta e vi rimarrà per ben 4 secoli. Sotto il governo della Serenissima gran parte del territorio viene diviso ed acquistato da famiglie nobili; ricordiamo in particolare tra le molte: Negrelli, Malaspina, Brenzoni, Nichesola, Carlotti, Gaiter, Zuccalmaglio. Esse si insediano nella piana o nella bassa collina ove costruiscono le loro splendide ville che ancora oggi possiamo ammirare.
Sulla fascia collinare più alta si collocano invece le famiglie del ceto borghese che danno notevole impulso all’agricoltura: il paesaggio cambia quindi aspetto con il progressivo espandersi delle aree coltivate a scapito delle macchie boschive e con la canalizzazione del torrente Tasso.
Il 1600 è il secolo dell’immobilismo e della crisi ed è caratterizzato da terribili siccità e da una violenta epidemia di peste che nel 1630 decima la popolazione dell’intera vallata. La violenza del contagio si può ben capire dalle impressionanti cifre dei morti: 840 a Caprino su 1448 abitanti, 150 a Ceredello su 250, 256 a Lubiara su 447, 807 a Pesina su 1105, quasi tutti portati nel lazzaretto a Valdoneghe di sopra e seppelliti nel “Campo della morte”, vicino all’attuale chiesetta di Ceredello.
Durante il 1700, accanto ad agricoltori e pastori, vanno acquistando importanza i commercianti e gli artigiani ed a conferma di ciò la Serenissima Repubblica Veneta, nel 1786, concede un mercato settimanale il sabato (che si tiene ancor oggi). Caprino diventa il centro più importante, anche se, dal punto di vista amministrativo, esistono ancora le vecchie divisioni comunali. È in questo secolo che nascono alcune attività artigianali destinate a durare fino a pochi anni orsono. È il caso dei mugnai (i mulini ad acqua di Valsecca e Caiar, ancor oggi ben visibili), dei fabbri ferrai (a Vilmezzano si conserva tuttora un maglio idraulico), degli spremitori di olive (frantoi a trazione animale di Montecchio e della Berra; attività del resto ancora presente sul territorio), dei laterizi (le fornaci di Porcino che producevano un “coppo” famoso), di estrazione del marmo (cave di Lubiara e Gamberon - attività attualmente in grande ripresa - che peraltro hanno reso famoso Caprino in tutto il mondo).

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