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Fiera Montebaldina
 
martedì 25 luglio 2017

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Fiere e mercati


Parlando di mercatura a Caprino non si può non prendere le mosse da uno dei monumenti storici più antichi esistenti in paese, il cippo dedicato a “P. Calpurnius M.F. Mercator”, che venne rinvenuto intorno al 1770, in occasione degli scavi per la costruzione dell’attuale chiesa di Caprino sulla base della preesistente, la quale a sua volta era sorta forse su un precedente tempio pagano. In merito a tale cippo vi fu nel 1880 un vivace e dotto dibattito tra il letterato mons. Luigi Gaiter e lo storico Osvaldo Perini intorno al significato del termine “Mercator”, che il primo intendeva come un semplice cognome nel senso moderno, non comportante l’esercizio della attività da esso indicata, il secondo invece come “cognomen” alla latina, ovvero un soprannome, indicante l’effettiva attività di un mercante di nome Publio Calpurnio, il quale avrebbe avuto i suoi magazzini e la sua sede proprio a Caprino. Tra le due posizioni ci pare più convincente quella del Perini, il quale pone a supporto delle sue argomentazioni una serie di interessanti considerazioni sulla viabilità romana della zona e sull’esistenza in particolare d’una via romana che dal Lago conduceva nelle regioni tridentine e di là oltre le Alpi… partendo da Lugana la via più diretta che veniva dalle colonie militari di Piacenza e Cremona doveva appunto passare per la valle di Caprino e procedere in seguito pei Coltri e per la Ferrara fino a Brentonico costeggiando le falde del Montebaldo appunto sulla strada tante volte nei secoli posteriori tenuta dagli eserciti settentrionali quando s’accingevano a calare in Italia. Lungo tale strada, prosegue Perini, la località di Caprino, allo sbocco delle montagne e centro di molti prodotti, doveva apparire adattissima per istabilirvi magazzini e depositi e farne la sede d’un ampio mercato; il cippo in oggetto, conclude Perini, poteva essere stato basamento di un busto o urna cineraria o altro monumento fatto erigere da o in onore di un personaggio benemerito e importante in zona quale sicuramente era stato il mercante Publio Calpurnio. Il cippo, dunque, sarebbe la prova che Caprino fu un importante centro mercantile in età romana. A supporto di ciò si può ricordare che in passato nella zona furono rinvenuti numerosi reperti di età romana, compresi taluni materiali fittili affiorati proprio nelle vicinanze della chiesa di Caprino e conservati nella sezione archeologica del locale museo.

 

Il mercato di Caprino


Passando al medioevo, in tema di mercatura risulta prezioso un documento del 1208 riguardante un fatto di sangue, nel quale si fa riferimento ad un mercato esistente allora a Ceredello. Vi si narra che nelle primissime ore del 24 luglio 1208, certo Deodato, secondo gli accordi presi la sera prima, dopo aver messo sul sentiero i suoi buoi, passò a svegliare a Cavaion l’amico Tarducio per venire con lui al mercato di Santa Cristina di Ceredello. Anche Tarducio trasse dalla stalla i suoi buoi e si misero in viaggio, passando sul prato del fabbro Zenone. Ma qui improv­visamente tre brutti ceffi li assalirono a colpi di lancia: Tarducio riuscì a fuggire, mentre Deodato rimase esanime sul campo. Così raccontò lo stesso Tarducio nel corso dell’istruttoria seguita al de­litto. Al di là della crudezza dell’episodio, la deposizione di Tardu­cio costituisce la testimonianza che nel XIII secolo a Ceredello si teneva un mercato, certamente di animali bovini e probabilmente anche di altri generi, proprio in occasione della festa, celebrata tuttora, in onore della santa titolare della chiesa locale.


Anche a Spiazzi sappiamo che esisteva nel Cinquecento una fiera; legata alla devozione mariana e al vicino santuario della Corona, essa era celebrata il quindici agosto, giorno della fe­sta della Madonna Assunta. Oggi tale ricorrenza è vissuta come momento esclusivamente religioso e viene solennizzata con una processione che si snoda dal paese al santuario, ma in passato il rilevante afflusso di pellegrini richiamato dalla ricorrenza religio­sa era stato ben presto trasformato in occasione economica da commercianti ambulanti e simili, che avevano preso l’abitudine di raccogliersi sulla piazza di Spiazzi, proprio sui confini con il Comune di Ferrara, dando vita ad una fiera. In occasione di tali assembramenti si verificarono alcuni episodi di risse violente, i cui verbali giudiziari, come nel caso di Ceredello, costituiscono preziose testimonianze dell’esistenza della fiera stessa. Sappia­mo così che il 15 agosto 1562 nacque una rissa tra certo Mar­chette di Cristiano Piazzola, abitante in località Masi, venditore di fighi, e Bonomo Marucco, abitante a Verona: quali che fossero i motivi dello scontro, ad un certo punto Marchette colpì Bonomo sul capo con una spada, ferendolo gravemente: trasportato a Verona, Bonomo vi morì qualche giorno dopo.


Sempre in occasione della fiera, una ventina d’anni dopo si verificò un altro fatto di sangue. Era il 15 agosto 1581; durante lo svolgimento della fiera, alcuni suonatori, contravvenendo ad un preciso divieto dei Rettori Veneti, si misero a suonare in strada, facendo ballare i presenti; il massaro di Lubiara Simone Gamberoni intervenne per far cessare la festa da ballo in quel luogo che era di sua pertinenza; ma un puttazzo figlio di Bartolomeo Donozin di Pazzon, il quale voleva continuare a ballare, ingiuriò il Gamberoni dicendogli che non sapeva quel che diceva; il mas­saro reagì dandogli uno schiaffo ed a quel punto certo Marco Mallosso di Pazzon, parente del giovane, reagì menando una vio­lenta bastonata in testa al Gamberoni, che, ferito gravemente, stramazzò al suolo e morì qualche tempo dopo.


Anche Caprino ebbe la sua storica fiera, che continua ad essere celebrata anche oggi il 2 agosto, costituendo anzi un momento rilevante della vita comunitaria. Finora non mi risulta siano sta­ti rinvenuti documenti precisi riguardanti la sua istituzione, ma per tradizione la si collega alla venuta dei frati cappuccini nel convento di Caprino, eretto nel 1636, ed alla successiva conces­sione del privilegio del cosiddetto perdon d’Assisi, grazie al quale ottenevano indulgenza plenaria tutti coloro che, pentiti e assolti, avessero visitato il santuario della Porziuncola o, naturalmente, il convento privilegiato di Caprino. Anche in questo caso la ricor­renza religiosa avrebbe richiamato attorno al convento venditori ambulanti con i loro banchi di vendita e questo avrebbe fatto scaturire la fiera caprinese, il cui anno di inizio sarebbe il 1655. Essa ha continuato ad essere celebrata negli anni; mentre per altro ad essa non fa cenno la relazione del Pelet del 1804, il 12 luglio 1811 il podestà di Caprino Giulio Stringa diffondeva pub­blico avviso in cui si comunicava che nei giorni 1, 2 e 3 agosto si sarebbe tenuta in Caprino una fiera di bestiame, merci e di ogni cosa cadente in commercio; successivamente la fiera è regolar­mente nominata nei periodici bollettini del periodo asburgico; nella Guida veronese del 1836 vi si conferma che essa si svolge nei giorni 1, 2 e 3 agosto. Nel tempo non mancarono altre ini­ziative fieristiche; ad esempio il 9 marzo 1877 il Consiglio comu­nale deliberò di istituire nei terzi venerdì e sabato di marzo e di settembre due nuove fiere di ogni sorta di generi. A perdurare comunque è la fiera d’agosto, dalla quale è scomparsa la componente zootecnica. Organizzata in collaborazione da Ammini­strazione Comunale e Pro Loco, essa è divenuta soprattutto un momento di spensieratezza nel cuore dell’estate, arricchito da varie manifestazioni, tra cui una manifestazione-concorso d’arte a livello nazionale ed una rassegna di materiali e produzioni del settore artigiano-industriale locale.


Importanza decisamente superiore ebbe il mercato di Caprino. La richiesta della sua istituzione partì dal Consiglio e Generale Vicinia del Comune di Caprino, che, riunitisi domenica 15 giu­gno 1783, dopo aver riconosciuta la necessità per il pubblico vantaggio di ponere un mercato o sii fiera nel Circondario o sia Piazza di Caprino in un giorno di cadauna settimana, delibera­rono di inoltrarne fervorosa suplica a Piedi del Serenissimo Prìn­cipe. Il 20 settembre successivo con propria ducale il Senato veneto autorizzò Caprino a chiedere l’istituzione d’un mercato settimanale di soli animali; l’incarico di occuparsi della praticafu affidato al notaio Antonio Prospero Scala ed al dottor Giusep­pe Pacherà, i quali al termine dell’iter, il 3 agosto 1786, annun­ciarono con gioia all’assemblea che con ducale 10 maggio 1786 il Doge aveva concesso l’implorato mercato. Il primo mercato di Caprino si tenne il 12 agosto 1786; a quella data infatti nei regi­stri parrocchiali sta scritto hodie immenso gaudio et populorum numero initium mercatura habuit. Sede la piazza antistante la chiesa. In segno di gratitudine per il privilegio concesso, il Co­mune di Caprino, come si usava allora, fece innalzare un monumentino marmoreo con il leone di San Marco. Il 9 maggio dell’an­no seguente, però, caduta la Repubblica di Venezia, funzionari napoleonici fecero abbattere e ridurre in pezzi il leoncino; il 9 dicembre 1787 responsabili del mercato furono nominati Giulio Stringa, futuro podestà di Caprino, e Antonio Prospero Scala. Nata ormai la Repubblica Cisalpina, l’11luglio 1801 (20 messi­doro) il Comune di Caprino chiese che il mercato fosse esteso, oltre che agli animali, anche a grani, commestibili e merci di qua­lunque sorta e la petizione fu esaudita il 3 agosto successivo. Nel 1892 i Caprinesi vollero ricollocare su colonna, nella stessa posizione originaria, il leone di San Marco; esso fu nuovamente abbattuto da un camion la notte del 20 aprile 1945. Prontamen­te l’Amministrazione Comunale fece ripristinare e ricollocare il monumento il 29 agosto 1946, il quale continua tuttora a cam­peggiare solenne al centro della piazza.
 

Per dare respiro alle attività economiche ed al centro paese, oltre che al mercato, nel 1874 il Comune acquistò dalla parrocchia parte del brolo, trasformandolo in seconda piazza per il mercato. Il 5 dicembre 1897 il Consiglio approvò un regolamento del mer­cato, cui fu annessa una tabella di distribuzione dei banchi che il 6 settembre 1898 fu modificata e definita. La proponiamo di seguito sia per conoscere i prodotti allora commercializzati sul mercato, sia per conoscere la toponomastica di allora:
Piazza Plebiscito: angurie e meloni a sud; mezzolani e ombrelli a nord; erbaggi e verdura nel mezzo; canape e filati ai piedi della gradinata sud della chiesa; sementi lungo il marciapiede della casa coadiutoriale; polleria, uova, uccelli, ecc. dinanzi alla chie­sa San Pancrazio; brente, piadine, minestri, ecc sul marciapiede oltre la stessa.
Piazza Colonna: formaggi, burro e ricotta attorno al triangolo cen­trale; grani nel triangolo della piazzetta San Giovanni; zolfanelli nella stessa a sud; limoni lungo il marciapiede della stessa; arrin­ghe e fichi secchi a sud verso la farmacia Agosti; dolci, conserve e paste di fianco alla gradinata principale della chiesa; pesci lungo il marciapiede davanti alla canonica.
Piazza Nuova: animali sotto le piante lungo la valletta; arrotini in vicinanza alla via del Torcolo; telerie e mercerie a ferro di cavallo lungo i lati della piazza; stroppe, stuoie e graticci sulla strada Pissabò a nord della piazza, lungoilmuro Carlotti; cappelli e cal­zolerie, bancherotte a terra senza banchi d’appoggio di qualsiasi specie lungo la strada a ovest della piazza; ferramenta e calderai, bisonterie, chincaglierie e terraglie davanti e lungo le case della prebenda parrocchiale.
Piazza Romana: frutta attorno alla piazza; piante vive lungo il muro Carlotti per la via Caferrara; legnami lungo il muro Carlotti sulla piazza del Municipio.

 

Era previsto un punto di pesatura comunale al fine di evitare frodi. Nel 1907 venne istituito un mercato del bestiame il primo sabato di ogni mese; nel 1923 venne introdotta una parziale modifica nella distribuzione delle mercanzie e fu pure predispo­sto un secondo punto di pesatura in Piazza Colonna. Ulteriori variazioni si ebbero quando fu disponibile la nuova Piazza della Vittoria. Solo negli ultimi decenni i banchi del mercato hanno abbandonato del tutto Piazza Colonna e sono stati dirottati lun­go via del Torcolo verso il campo sportivo. Parlando del mercato è doveroso ricordare che nel giugno del 1926 venne istituito un mercato di bozzoli con annesso essiccatoio presso il cortile Car­lotti adiacente al piazzale del Municipio. Da ultimo rammentia­mo pure che nel 1954 il Comune, attento al settore zootecnico,approvò un progetto Zambonin per la creazione di un mercato coperto per il bestiame su terreno di Carlo Beccherie, iniziativa che però non ci risulta sia andata in porto.


In passato il mercato di Caprino era frequentatissimo dalla popo­lazione di tutti i paesi limitrofi ed aveva la rilevanza commerciale di quello di Bussolengo; vi convergevano anche molti operato­ri del settore zootecnico provenienti dal basso Trentino. Qui si contrattavano i capi di bestiame, qui si concludevano i contratti per l’assunzione dei mandriani alla stagione dell’alpeggio. Aspetti che oggi sono scomparsi. Per contro, sempre più numerosi sono i turisti stranieri che dal vicino lago amano fare shopping sul mercato di Caprino, magari anche solo per godere l’inebriante esperienza d’un bagno di folla vociante ai piedi del Baldo.


La nostra ricognizione non può non riservare un ricordo anche alla storica e sempre attuale fiera di San Bartolomeo, che si ce­lebra da secoli all’omonima ricorrenza sul finire d’agosto a Pazzon. È la fiera dei maiali, momento atteso in passato da molte famiglie che in quell’occasione acquistavano il maiale o i maiali provenienti dalle porcilaie annesse alle malghe in montagna per completarne l’allevamento in vista del rito dell’uccisione del ma­iale in prossimità delle feste natalizie. Era quello il momento in cui i mastri salamai della zona entravano in azione ed i locali d’ogni abitazione rustica, predisposti per la conservazione, si colmavano di salami, cotechini, pancette, morette, brigaldi (san­guinacci), lardo: una risorsa preziosa con cui le famiglie avevano il cibo assicurato per l’intera invernata.



 

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